Aug 2, 2009

GIRO DELL'ADDA – same same. but different


le foto nel post originale - QUI

"Stai da L' alle 9, e poi venite da me" ha detto M'. Punto e basta.
Così, senza le telefonate di Giovedì con le domande "cosa facciamo a Sabato?", senza le sedute telefoniche simultanee con Dubby di fronte alla mappa programando il passaggio dal sentiero rosso al verde subito dopo la deviazione, perche là la salita sarà meno ripida. Senza gli SMS del Venerdì "Domani alle 7:30....", senza la suoneria dei messaggi ricevuti che accompgna la cena di Venerdì, "OK" di Danny, "sorry, no" di Oscar, senza il pianto di Izzy perche cosi presto e di Seffy perche cosi tardi e senza il silenzio rumoroso di Moish che ti lascia sempre con il dubbio se ha ricevuto il messaggio. Che razza di giro ci sarà poi, mi sono chiesto.
Cosi è cominciato il mio primo giro di bici a Milano. Infatti, una settimana prima ha detto M' che ci penserá lei ad organizzare tutto con un suo cugino, che è un "vero" corridore, e mi ha promesso la bici di suo fratello. Qui è finita la logistica, al meno dalla mia parte.
E cosi, mi alzo quando c'è già il sole (!), mi vesto con pantaloncini ed una maglia, prendo la borraccia, la macchina fotografica ed il MP3 che non si puo fare senza. Ecco tutto. Senza lo zaino, non mi metto d'accordo con Simcha per il fornellino da cafe, senza un casco, senza pensarci di mettere la targa sulla bici caricata sul dietro della macchina, senza "ohh! mi son dimenticato i guanti a casa". Una semplice passeggiata alla metropolitana vestito d'una maglia e pantaloncini da bici, tutto qui. Mà davvero?
L' ha già caricato la sua grigia city-bike sulla macchina, e vestita d'un vestito da spinning nero e stretto, sta già aspettando al bar, prendendo un cafe con una sua amica che la sua bici è ancora più grigia e lo spinning-suit e' più aderente. Forse non sarà un grande giro dal punto di vista sportivo, sto pensando mentre andiamo da M', ma almeno il fattore umano sarà compensante.
M', con la sua bici, una "più vera" bici, mi presenta la mia bici. Un telaio argentato, angoli acuti, sembra che fosse costruito a "fai da te", che – non so perchè – mi ricorda un pò i residui dei mezzi blindati lungo "Sha'ar Ha'Gay" – sulla strada che và a Gerusalemme (sono residui dei mezzi blindati colpiti durante la guerra dell' indipendeza,1948, tentando di sbloccare l'assedio su Gerusalemme e lasciati sulla strada come monumento. foto ). Questa bici ti dá un nuovo significato al termine "coda dura" (mono ammortizzata). Un' ammortizzatore anteriore tipo "Rock-Shox" solleva un pò il livello dell' ottimismo però uno sguardo svelto sul cambio lo riporta subito giù (ahhh.. dove il nostro XT, XTR....). Una coda dura, l'ho già detto? È niente in confronto al nuovo termine – una sella dura... una sella stretta, dura, spartanica, quasi come di bici da corsa, che me la sento al mio sedere fino al momento che sto scrivendo queste righe. Non ho fatto una foto della bici, ma si può capire un può da questa foto, nel angolo destro inferiore. Nel angolo destro inferiore, ragazzi! Io vi conosco, e ho elaborato un po la foto perchè voglio che abbiate un idea della bici!
Poi sono arrivati, dopo aver corso 16 km, Marco e Pietro, 2 modelli con bici sporche di fango (che mi rialza l'ottimismo). Sono vestiti da modelli, ma le bici... ahhmm... non sono un grandchè... Marco e' più attrezzato. Coda dura, ma pedali con SPD, ben attrezzato (ma non parlare di livello XT, freni a disco etc.) e Pietro, ahmm... come posso dirlo delicatamente... con la sua bic non lo faccessero entrare al Kissalòn (un sentiero populare che ci piace, nelle montagne di Gerusalemme), solo gli operai cinesi qui potrebbero interessarsi della sua bici. Forse nemeno loro.
Cosi siamo partiti al giro lungo il fiume Adda, ad est di Milano.
10 km di strada fra il verde dei campi ed il celeste del cielo. La strada è piena di corridori di tutti i tipi, tutti i colori, tutti i livelli. Corridori snelli su bici altrotanto snelli, come avessero lasciato il Giro d'Italia, maglie colorate, caschi splendenti, volano in salita, e vari vecchi, grassi, su bici in bianco-nero, come avessero lasciato il film "Ladri di Biciclette", maglie scolorate, la faccia rossa e sudata, pedalano piano piano in discesa. E tutti sono cosi felici, come non avessereo (e pare che no) altri problemi di preoccuparsi tranne di arrivare in tempo a casa per pranzo o per vedere la partita del Milan o dell' Inter.
Andiamo lungo la strada ed arriviamo ad un laghetto. Alcuni bar, ristoranti e tanta gente che fa un giro della Domenica. Un bellissimo posto per un cafe, penso. Però Marco, il leader, solo guarda se ci siamo tutti, ma non si ferma. Il lungo-lago si trasforma presto ad un sentiero stretto lungo il fiume. Con un pò di fantasia, scusate, con tanta fantasia, si può pensare che stiamo andando lungo lo Yarkòn (un fiume a Tel-Aviv). Un fiume che corre velocamente con piccole cascate in questo pezzo, che poi diventa sereno con kayak e cigni che navigano uno accanto all' altro.
Il mormorio dell' acqua, il sussurro del vento che superano la musica dell' i-pod, e improvvisamente uno spruzzo sulla faccia, le gomme si coprono di fango e lasciano un segno sulla schiena. Una sensazione conosciuta, ma diversamente di quello che siamo abituati, non è un fango invernale del dopo pioggia, ma da una corrente che cade dalla montagna, attraversa la strada e va al fiume. In questo momento io guardo avanti e cerco, come sono abituato, il posto adatto per un cafe. Ma che cafe? Chi ha preso il fornellino? Dove sono le tazzine? Dove il "fingian"? Dove Ahron lo cheff del cafe? Al massimo troveremo un bar e prendiamo un cafe. Ma sarà soltanto un cafe, senza le storie, senza la ceremonia, senza anima. Un cafe, non un CAFE. Ma Marco e Pietro non pensano ne anche di fermarsi.
Andiamo avanti, e poi – sorpresa! Una barriera che blocca la strada. Non si può passare. Non c'è una pianta, no GPS, no Izzy. Come si fa? Qualcuno, puodarsi l'Izzy del suo gruppo, ci indica la strada, ma l'angolo d'inclinazione del suo braccio non è incoraggiante. Un pezzo a piedi, e alla sinistra si apre fra gli alberi un stretto sentiero, ossia un singletreck. "Eine kleine zingle" avrebbe detto Simha. Passiamo la bici al di là del parapetto e che ne sapete... 20-30 m di single-treck!!! I rami accarezzano la faccia, un giro a destra con una certa inclinazione del corpo, attenti di non scivolare, e basta. Siamo tornati alla strada principale, ma non è ancora finita. Un pesante cancello di ferro blocca un ponte sul fiume. Mi ricordo di una situazione simile nel trail di Shaalabim, e cerco di adoperare la soluzione anche qui, ma è diverso e non funzinerà. Poi con un pò di acrobazia ci la facciamo e passiamo noi e le bici al di là del cancello (ed io, come al solito, sono il fotografo della delegazione).
E ancora lungo il fiume, ed è sereno e scorre lentamente, ed è qui che i kayak ed i cigni navigano assieme ed è tutto tranquillo e sereno, finche traaachhh!!! La catena di una delle bici è caduta. È vero, non è come una catena rotta, o un cambio rotto in mezzo alle montagne, ma nelle circostanze che erano, il nostro equipe tecnico può essere fiero di me.
In somma, oltre 40 km, la metá fuoristrada, ed ogni metro – divertimento puro. E come si dice "la stessa donna in diversa gonna" (è un detto in Ebraico).
E l'angolo del morale:
Si può divertirsi anche diversamente. Senza XTR, senza freni a disco, senza un' ammortizzatore posteriore di 5", però... Che Dio benedica lui che ha inventato l'XTR, e benedetto sia per eternitá, chi ha portato una sella morbida ed anatomica da Matzman (il "mio" negozio di bici vicino a casa mia)